Di Cinzia Boschiero, opera terza classificata al concorso letterario Storie per Rallentare
Mi chiamo Luisa e sono una neomamma. Ti prendo per mano e rallento. Hai due anni. Fai i primi
tuoi passi ed esplori con occhi grandi tutto ciò che incontri. L’esperienza del tuo cammino ti fa
crescere. Mi fa male la schiena, ma non cedo. Proseguo a darti il mio anulare che stai stringendo
con energia straordinaria e seguo il cadenzare dei tuoi primi passi, lenti, incerti, incantevoli per me.
Li vedo come un miracolo. Mi hanno sorpreso. Non mi aspettavo che alzassi le tue gambine d’un
tratto e iniziassi a percorrere la tua vita accanto a me. Ero come stranita. Ai giardinetti il tuo
cadenzare con movimenti graduali, mi obbliga a prendere tempo. Vorrei dilatarlo per te, ma ho
mille impegni, devo fare la spesa, devo tornare in ufficio…eppure sono qui, con il mio anulare, che
tu stringi con forza; te lo lascio perché tu non lo usi per sostenerti, ma è, per te, il dito che preferisci, un segnale di presenza accanto a te. Hai rallentato la mia vita e l’esistenza anche di tuo padre.
Eppure, nel contempo, hai reso tutto necessariamente più veloce: dobbiamo essere rapidi nel
seguirti nelle tue esplorazioni quotidiane, veloci nel cambiarti per evitare arrossamenti cutanei, lesti nel darti da mangiare per non farti irritare, celeri nell’accorrere quando ci chiami. Ci hai donato una diversa percezione del valore del tempo. Abbiamo rallentato gli impegni di lavoro per te. Abbiamo rallentato i rapporti sociali. Eppure ci hai aiutato ad essere quasi fulminei nell’individuare e comprendere chi davvero sia nostro amico e chi no e chi non comprende i nostri nuovi ritmi o chi non li sopporta. Ci hai reso capaci di realizzare relazioni più autentiche. C’è una discrasia di valori e di tempi: sei stato una rivoluzione positiva nelle nostre vite. Grazie. Tu non lo sai ma ci hai aperto un mondo di emozioni impagabili ed imperscrutabili.
Poi è arrivato tuo fratello e avevamo paura : “Lo ameremo così tanto come il primo figlio? Sapremo gestire il tempo meglio con lui ?” E il tempo si è ulteriormente dilatato magicamente, così come il nostro cuore si è sdoppiato in modo immenso, incredibilmente aperto a tutto e per tutto, per voi due, indistintamente; nuove energie ci sono nate dentro grazie alle emozioni uniche che ci avete donato. Fare una famiglia significa osare, avere coraggio, creare ponti. Vi fermavate ambedue ai giardinetti ad ammirare i fiori gialli di tarassaco e giocavate con loro durante l’infruttescenza soffiando e spargendo sui vostri volti e vestiti ogni achenio, provvisto del suo ciuffo di delicati peli bianchi, che, agendo come un paracadute, vi incantava per come agevolava la sua dispersione in aria. Questo fiore si chiama anche “nonnino dei prati”. Mi chiamo sempre Luisa e ora sono però una caregiver. Come con voi figli, mi accorgo che non ci sono aiuti adeguati e sia io che vostro padre ci siamo ridimensionati nei tempi di vita e di lavoro per vostro nonno, che, adesso, si comporta come voi.
Con il suo passo incerto, cammina nel verde e cerca la nostra mano e pure il fiore di tarassaco giallo. Ci fa rallentare. Sono tornata a fare i giri ai giardinetti di zona, ogni giorno, con cadenza e passo lieve. Sono tornata a dilatare il tempo. Lo guardo, gli sorrido e mi fa tenerezza. Era un uomo vigoroso, imponente ed irruente ed è diventato fragile, vulnerabile, indifeso come un bambino. “Dove andiamo?” mi chiede sostenendosi con un girello. Ha le mani grandi, a volte mi stringe ancora le dita con energia. Si ferma appena vede un fiore di tarassaco e ne vuole cogliere ogni giorno uno e dice: ”Lo porto alla mia Fernanda, le piacerà!”. In effetti la nonna apprezza e ha un piccolo vasetto per quel solo fiore, tenero come il loro amore unico e speciale. Si rallenta e si corre sia con i bambini che con gli anziani. Si corre per i medici, per accudirli nelle loro necessità. Si rallenta per seguirli nelle loro movenze lente, un po’ maldestre, nei loro tentennamenti e nelle loro intemperanze senili. Per gli anziani però c’è meno tenerezza, pazienza ed attenzione in chi ci circonda. Se parcheggiamo perché dobbiamo farlo scendere lentamente, c’è sempre chi suona se, per caso, la sua portiera è verso la strada; se lui fa una battuta, c’è chi non comprende i limiti di una testa in fase di invecchiamento neurologico; nel camminare, ci sorpassano con fastidio per strada.
Piccoli segnali di una società falsamente inclusiva: a voi bimbi a volte sorridevano, a lui, anziano,
porgono solo sguardi di pena o derisione. E’ strano comunque che ambedue, voi figli e voi nonni,
siate attratti dal medesimo fiore e ce lo abbiate fatto notare. Anche noi eravamo superficiali prima di starvi accanto. Nei giardini in Lombardia fiorisce spontaneamente il tarassaco e neanche ce ne accorgiamo se non rallentiamo il passo e se non siamo in compagnia di qualcuno, come voi bambini o nonni, che lo sanno osservare e valorizzare. Si chiama soffione per via della palla lanosa che contiene i semi e il suo nome ufficiale deriva dal greco ταραχή “scompiglio” e ἄκος “rimedio”, in quanto considerato capace di ‘rimettere in ordine’ l’organismo. Chissà, magari, avete un legame particolare con la natura e comprendete, nella vostra fanciullezza, in modo istintivo, ciò che fa bene, come questo fiore, dalle diverse proprietà benefiche e usato sia in cucina sia nella farmacopea popolare.
Rallentando l’occhio si sofferma e noi riflettiamo, ritroviamo armonia e serenità grazie a
voi. C’è uno spazio di recupero nel rallentare assieme a voi, bambini e anziani: si ritrova il passo
della nostra esistenza, è un passo consapevole, incerto, ma ben ritmato, pacato e quasi musicale. Si riscopre con voi anche il valore del silenzio tra gli alberi, nel verde e il valore delle pause tra le Persone. Ci fate sentire quasi smarriti, impreparati a questo rallentamento; spesso ci chiediamo “perché” …Perché tu che eri un Uomo vigoroso, ora, sei così cambiato, non mi riconosci più e non sei più lo stesso…io ti vorrei poter avere al mio fianco ancora attivo…e qualche lacrima scorre, e viene il magone accompagnandovi ai giardinetti. Perché tu sei piccolo e sei così indifeso, come cucciolo d’uomo; sarò in grado di aiutarti a fare i passi della tua esistenza? Eppure, malgrado questi ed altri mille perché, si ritrova altro con voi. Si riscopre la dimensione umana, la caducità dell’esistenza, l’inutilità di correre. La gioia che provate, voi bimbi e voi anziani, nei vostri passi ed inciampi, apre a nuovi orizzonti: ci si accorge che tutto scorre inesorabilmente e che ci sono ancora così tante barriere sia fisiche che psicosociali da abbattere per voi e con voi.
Il nonno ha detto: “Non contiamo più i giorni, ma festeggiamoli sempre” e ha ragione. Ho iniziato anche io a festeggiare i miei anni, “girandoli” come fa lui scherzosamente e dico: “Ora sono ai miei ‘nuovi’ 26 anni…come tu, papà, sei ai tuoi ‘nuovi’ 29 anni. Siamo quasi coetanei!”. Tu mi guardi e io ti affianco nel nostro percorso quotidiano: passeggio ai giardinetti e lento rientro a casa. “Ho io il jolly però”, mi rispondi, tu, che sei un appassionato di carte e conti sempre anche i tuoi passi. Così come io, ai miei bimbi, facevo contare i loro primi passi. Si passeggia con voi la mattina e la sera, quando i raggi sono più lievi. Con voi si riscoprono ombreggiature e sfumature particolari. Si diventa “amici” del merlo sotto casa, del ragnetto di cui ammirate la maestria nel tessere la sua tela dalla geometria perfetta, formata con una precisione artistica creativa e una abilità veloce che si sottostima.
La fibra che il ragno produce viene detta “dragline” e possiede le più avanzate caratteristiche meccaniche, tanto che alcuni scienziati si sono concentrati su di essa, tentando di replicarla in laboratorio, ma senza successo ad oggi. La dragline è un biopolimero composto da proteine prodotte all’interno del ragno dette “spidroine”. Queste sono replicabili, il che aveva acceso forti speranze ma, da esse a realizzare le fibre, rimane una questione irrisolta. I ragni creano
le fibre grazie a diversi fattori, con un equilibrio sensazionale fra tempo, biochimica, fisica e
geometria: gli spidroidi iniziano a fluire nei dotti del ragno, esperendo cambiamenti strutturali
dovuti a gradienti di pH e di scambio ionico e rotazioni che creano forze di taglio ed elongazione. In Giappone ho approfondito un progetto di ricerca per produrre polimeri partendo da biomolecole. Il primo passo era stato proprio lo studio della struttura e delle proprietà fisiche di oltre mille specie di ragni nel mondo, con un database formidabile su tutte le proprietà delle fibre. Chissà, proprio tornando bambini ci si sofferma su cose semplici che, in realtà, semplici non sono, come una ragnatela, e il rallentare fa aprire gli occhi e l’anima aiutandoci a comprendere meglio l’universo, dal particolare all’insieme, che ci sfuggono continuamente, se corriamo. Lo stesso tarassaco cresce molto in fretta, ma la pianta è perenne; il singolo fiore giallo vive pochi giorni prima di trasformarsi nel famoso soffione i cui semi volano via col vento eppure, pur crescendo rapido, nei prati, resiste molti anni sottoterra ed ha una radice profonda e forte nel tempo. Lo stesso fiore di tarassaco era lì quando passeggiavo con voi figli, ed è lì ora, che mi guarda, mentre passeggio con mio padre e sarà lì, forse, anche quando io non ci sarò più.
Rallentare ed osservarlo ci fa crescere assieme, ci fa giocare con esso, ogni suo achenio si apre ad un futuro migliore; non per niente il termine riprende dal greco khaínō (“schiudersi” o “aprirsi”). Un achenio di tarassaco ci impiega ben circa dodici giorni per formarsi e poi vola via in un attimo e crea nuova vita. Ritmi più sostenibili per agevolare la creazione di famiglie potrebbero fornire nuove prospettive al Bene comune, e potremmo essere come un achenio, soli, avvolti da una “palla lanosa” che è l’affetto dei nostri cari, e capaci di volteggiare nell’infinito, tra i “venti” della vita, verso innovativi orizzonti.
